Discussione: Atterraggio in pendio
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Vecchio 21 giugno 10, 22:44   #3 (permalink)  Top
manubrio
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Leggo, mio giovane amico, che sei spaventato dagli alianti che non si fermano facilemente. Il Blade è una piuma, apri il butterfly , scende a 45 gradi quasi da fermo e si pianta sul posto. Temo che Nikita posterà immagini in proposito di "si pianta".

E' L'inerzia che devi temere.
Tu non lo conosci ma per tuo ammaestramento ti illustro come atterra il Giallone. Trattasi di macchinario di un certo peso, in cui i freni sono affidati agli alettoni che si alzano.
Allora, sei li che voli e ti viene voglia di atterrare. Devi fare due o tre giri lunghi, senza abbassarti troppo, solo perchè si renda conto che vuoi atterrare.
Non provare a venire giù di colpo perchè si incazza e ti travolge. Se è il caso di atterrare, te lo fa sapere lui, tu al massimo glielo proponi. Se non vuole, torna a volare. Il Giallone ha libero arbitrio ed è anche permaloso.
Se atterri in salita, è piuttosto facile, risali il pendio a un metro da terra per 1200 metri e infine lo vedrai rallentare, ma per carità non abbassargli il muso sennò ti ara il pendio, intervengono i forestali e ti denunciano per procurato dissesto idro geologico. I forestali rispettano il Giallone, dopo che l'hanno conosciuto, ma sui piloti è tutto da vedere.
Torniamo al pendio: non hai 1200 metri in salita? Ti racconto un mio tristemente famoso atterraggio a Margone, dove la pista è in piano e non supera i trecento metri.

Sappi però che il Giallone vola con la velocità di crociera del Giallone, e non dico altro.
Nella voragine di Margone, dove da sotto una manona ti spinge verso l'alto, per non salire a quota stratosferica ti tocca dare tacche di trim a picchiare.
il Giallone ha una variazione minima di velocità per un vasto assetto di incidenze. Fatto sta che quel leggero incremento, quasi impercettibile, lo fa passare da velocità che fa tremare i polsi a velocità ineluttabile. L'inerzia si moltiplica per un fattore superiore a K+1, variabile a seconda delle circostanze e del suo umore.

Dopo venti minuti di tentativi per rallentarlo, capisci che non c'è verso.

Per cui ti abbassi ti abbassi molto sotto pendio e poi lo lasci risalire puntando l'ingresso pista, come fanno quelli bravi. Gli altri aerei eseguono questa manovra secondo le leggi della fisica. il Giallone, spinto da sotto e da dietro, in salita accelera, secondo me perchè si diverte.
Ti punta e ti vede, ha il naso grosso (scusa giallone non è una offesa, il tuo naso è tondeggiante ed affusolato e di estrema eleganza) e non puoi non vederlo. Si fa spazio nella tua mente, si avvicina accelerando e in un lampo è sopra la pista, un locomotore, senti sul volto l'aria che sposta e ti scompiglia i capelli, un rumore di bassa frequenza, come l'acqua di una piena che irrompe nell'alveo di un fiume e tu sei sul ciglio. In un niente è a mètà pista. Radio nuova, estraggo i freni mentre l'aria scollata nei sui elementi base emette gemiti di lacerazione. Lui alza il muso porca miseria alza il muso cabra e non rallenta di un nulla, spaventosa visione. Rimetto dentri i freni e viro a destra ben sopra ai cento all'ora, che è la sua velocità di pre stallo, tra le urla degli astanti. Col muso verso il baratro, sente il vento geocoso che lo spinge ancora, a margone ci sono due venti opposti che si incontrano a metà pista, ed il Giallone quella volta trovò il modo di farsi accelerare da tutti e due. Chiudo la virata nuovamente in testata pista ed estraggo. Nuovamente cabra, divora la pista, non capisco cosa succede ma di sicuro è un treno in corsa lanciato verso la strada, lo picchio di stick, le compenzazioni programmate non funzionano. Ma è troppo veloce, in strada vedo auto parcheggiate e alcune signore ignare che passeggiano, devo metterlo giù, e giù sia, nell'orto del vicino che costeggia la pista. Il Giallone scava un solco nel campo di patate, rade al suolo le piantine di pomodoro ma grazie agli dei punta il serbatoio dell'acqua, un bidone da mille litri in plastica, la fine del binario morto. Siccome è sopra a una base di mattoni, da terra e in piena strisciata alzo la belva che così si invola quel tanto che basta da beccare nel centro il culo del serbatoio, un ciocco BBBUUMMM de paura, e li cade a terra e si ferma, sogghignando, a venti metri dal cartello "Margone, dove il silenzio è d'oro".
Uno scenario di distruzione, tragedia sfiorata, si è divertito solo lui, senza un graffio. Il giallone è di ghisa.


Il dopo-atterraggio con il padrone dell'orto è altra storia.

Allego una immagine del Giallone al pascolo
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Atterraggio in pendio-p1020855.jpg  
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